04 ago 2012

Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola... di Sabine Dardenne

Sabine Dardenne nel 2004
quando testimoniò in corte d'assise
Pochi giorni fa, il 31 luglio 2012, un tribunale belga ha sentenziato la liberazione della moglie del sig. Dutroux (meglio conosciuto come il mostro di Marcinelle), per la donna si sarebbero aperte le porte della prigione per essere accolta in un convento, la notizia ha sollevato molte polemiche in Belgio e la decisione è stata impugnata dai legali delle vittime ed è al momento sospesa.
Tutti hanno diritto alla riabilitazione se hanno scontato le loro colpe ma  ci sono casi in cui è quantomeno dubbio se certe colpe possano essere in qualche modo  emendate e i fatti di Marcinelle appartengono alla categoria delle colpe senza perdono (almeno tra gli esseri umani).
Per chi volesse approfondire o rinfrescare la memoria sui fatti consiglio la lettura del breve libro scritto da Sabine Dardenne, una delle bambine sopravvissute al folle che l'aveva sequestrata e seviziata e la cui testimonianza ha pesantemente contribuito a incastrare definitivamente il colpevole.
Sabine aveva 12 anni quando, il 28 maggio 1996, quando venne rapita mentre con la sua bicicletta stava andando a scuola, è l'inizio di un incubo durato 80 giorni fino alla sua liberazione ad opera delle forze di polizia. Nella stanzetta prigione, occultata dietro una parete mobile in un edificio semi abbandonato, Sabine non può sapere che l'hanno preceduta altre bambine tutte già morte per mano del suo carceriere: Marc Dutroux, un sadico pedofilo.

Il libro deve considerarsi più il tentativo di razionalizzare e superare l'incubo di cui è stata vittima l'autrice piuttosto che una cronaca morbosa delle sevizie subite su cui infatti (e per fortuna) sorvola essendo fin troppo eloquenti anche solo le allusioni.
Il racconto autobiografico è anche l'occasione per Sabine per cercare di spiegare a sè stessa e agli altri quale mostruoso condizionamento e distorsione della realtà l'abbia portata a chiedere al suo carceriere una compagna, già perché la liberazione di Sabine avviene proprio a seguito dell'ennesimo sequestro a opera di Dutroux il quale ha accondisceso alle richieste di Sabine e le ha portato una compagna. L'ultima vittima sarò prigioniera solo per pochi giorni, quanto basta per entrare in contatto con tutto l'orrore del caso, e Sabine aveva certamente bisogno di scrollarsi di dosso il senso di responsabilità per la sua richiesta.
Come risulterà evidente dalle indagini successive, Dutroux avrebbe in ogni caso proceduto con un ulteriore sequestro e Sabine sarebbe andata presto ad aggiungersi al numero dei corpi sepolti in precedenza, era il suo modus operandi. 

Sabine nel 1996
all'epoca del rapimento
Tornando alla moglie di Dutroux (il quale aveva già sulle spalle una condanna a 11 anni per violenza su minore ma era stato incredibilmente liberato dopo solo due anni per "buona condotta"), le indagini hanno accertato che un paio di precedenti vittime sono morte di fame e sete, in quel periodo infatti Dutroux era in stato di arresto ma la moglie non lo ha denunciato e addirittura pur essendo al corrente delle prigioniere non le ha liberate e neppure gli ha portato da mangiare, lasciandole morire. La sua spiegazione è stata che temeva il marito e non voleva rischiare la sua ira nel caso lo avesse smascherato. Può un convento (magari con oratorio annesso) essere la logica destinazione per un soggetto del genere?

Dopo l'arresto Marc Dutroux cercò di difendersi teorizzando una vasta cospirazione di pedofili internazionali con aderenze nelle più alte sfere e tentò di farsi passare come un sottomesso esecutore e sorvegliante che anzi aveva tentato di salvare le bambine portandole da mangiare e cercando di difenderle da quel fantomatico "branco di mostri pedofili"per cui lavorava.
Naturalmente a differenza delle sue piccole vittime gli investigatori non si sono fatti abbindolare da queste assurde storielle che sono risultate false alle prime verifiche. Dutroux agiva da solo ma in almeno un'ocasione ha avuto un complice per il rapimento (tutt'ora sconosciuto).

La moglie certamente sapeva e ha taciuto, non è dato sapere se lei lo abbia attivamente aiutato a nascondere i cadaveri o altro, ma questo non modifica le sue enormi responsabilità.

Un caso che una volta di più fa riflettere sulle reali possibilità di riabilitazione dei pedofili e impone un generale ripensamento dei regolamenti per la concessione della libertà per questi particolari delitti.

[Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola... / Sabine Dardenne / Bompiani Overlook ]

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