03 giu 2012

Tenente Bravo - di Juan Marsé


Juan Marsé
Il tenente Bravo è impaziente di dare inizio all’esercitazione delle reclute con il cavallo ginnico. Poco importa se lo strumento non è nuovo e forse neppure specificatamente pensato per la ginnastica, finalmente è arrivato, è un cavallo di legno e servirà egregiamente allo scopo.
Sveglia all’alba e tutti i soldati in fila, il tenente Bravo illustra la situazione: farà il primo salto d’esempio poi i soldati dovranno cimentarsi ad imitarlo. Il primo tentativo fallisce e così ha inizio una sequenza inesorabile e sfortunata, fatta di contusioni e abrasioni, le più brucianti delle quali sono quelle inflitte all’orgoglio del tenente, fino all’inevitabile epilogo con il trasporto in infermeria. La novella nata da un racconto orale, sbeffeggia il mal riposto senso dell’ordine e dell’onore tipico di un certo fascismo culturale, condannando il tenente Bravo a prendere contatto (in senso fisico e doloroso) contro la dura realtà che nessuna ridicola presunzione del “me ne frego” può cancellare. 
Il racconto è la versione rielaborata dall’autore di questa sorta di barzelletta che lui stesso aveva inventato e raccontato agli amici per anni, e che nel tempo si era arricchita di elementi vari. Il lettore più attento potrà rintracciare alcuni elementi secondari, ma non casuali, che concorrono a rendere la satira ancor più pungente (ad esempio, la dedica sul cavallo che allude ad un contrappasso per l’omofobia latente nell’esercito).
Il volume contiene anche un secondo racconto su di un’auto davvero speciale, che merita senz’altro la lettura.
Lo spagnolo Juan Marsé è sempre una gradita conferma.

[ Tenente Bravo / Juan Marsé / Nottetempo ]

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