13 apr 2012

Casinò Royale - di Ian Fleming


Ian Fleming (1908-1964)
Come noto si tratta del celebre primo libro con protagonista il super spione con licenza di uccidere, James Bond 007, impavido e infallibile agente del MI6, il servizio segreto britannico. Anche se come moltissimi ho visto numerosi film tratti dai romanzi di Fleming non  avevo ancora mai letto i libri, perciò quando ho visto su una bancarella “Casino Royale” il primo della serie, ho deciso di colmare la lacuna. Prevedibilmente il climax del libro è figlio del suo tempo, la guerra fredda e la lotta contro l’impero del male, quelli che mangiano i bambini. Il personaggio di Bond è intrigante, sicuro di sé ma quasi normale rispetto alle esagerazioni superomistiche delle versioni cinematografiche (a proposito tra i più vecchi, il film che preferisco è Goldfinger del 1964). 
Il Bond di carta è un uomo audace ma fallibile, nel libro infatti è ripetutamente vittima di inganni e viene ferito; anche il cliché dell’uomo che usa le donne con cinismo senza mai farsi coinvolgere è rovesciato, qui cade vittima dell’amore e dell’inganno, anche se poi si riscuote bruscamente con un insolita, inumana freddezza non appena scopre il doppio gioco di lei. La cosa più distonica rispetto al modello cinematografico e la dinamica statica dell’intreccio: appostamenti, lunghe partite a carte, gite al mare. Poca azione (anche se non manca qualche colpo d’arma da fuoco, una bomba e persino il classico inseguimento automobilistico), la stessa missione viene dichiaratamente presentata come un qualcosa che ha scarse probabilità di successo ed è in buona misura in mano al caso (il clou della faccenda è che Bond deve battere al gioco d’azzardo un criminale internazionale per esporlo finanziariamente con alcuni suoi “amici” ben poco concilianti), Bond non riceve l’incarico perché è una sorta di superman della categoria spioni (mira infallibile, abile nei travestimenti, saltimbanco, poliglotta o altro) ma più banalmente perché ha sangue freddo ed è un buon giocatore d’azzardo. 
Come si vede l’autore esplicita una critica rispetto ad azioni di “intelligence” che non sempre spiccano per la qualità omonima e appaiono più come l’azzardo giocato sulla pelle di fedeli soldati (non diversamente da quanto accade sui campi di battaglia con la cinica stima dei morti preventivati per le operazioni sul campo). 

La lettura del romanzo è davvero piacevole, si viene trasportati in luoghi esotici, tra lussi e belle donne. Un’atmosfera sospesa, irreale di calma, che copre come un sudario la tensione dell’inganno sempre in agguato. Il drink è onnipresente e sembra il solo modo di ammazzare il tempo mentre Bond e compari recitano la parte dei ricconi con consumata nonchalance. Il cattivo di turno porta il cartoonistico nome di “Le Chiffre” e Bond (una regola in tutti i film) non si nasconde dietro uno pseudonimo ma si presenta a tutti con il suo nome, come se il mondo del crimine e delle spie (siamo in piena guerra fredda e tutti spiano tutti) non avessero modi e mezzi per identificarlo (cosa che infatti immancabilmente avviene). La bella di turno porta il nome di Vesper e sarà l’unico, rinnegato amore di Bond. 

Considerando che il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1953 le ragioni del suo successo sono decisamente comprensibili, l’Europa si stava appena risollevando dalle devastazioni della guerra e da una recessione economica devastante e fantasticare di uomini e donne sempre impeccabili in abito da sera, a sorseggiare drink tra lussi inarrivabili in terre lontane in cui regna un’estate sempiterna non poteva che incontrare la reverie di molti. A ciò si aggiunge l’elemento eroico del paladino del bene che supera ogni difficoltà e trionfa sul male.
L’omonimo film “Casino Royale” del 2006 con Daniel Craig nella parte di Bond è l’adattamento cinematografico a mio avviso più riuscito, attualizzato e fedele al modello allo stesso tempo, più fedele al personaggio originale (un uomo rude e problematico, non il perfettino, saccente e rimorchione, alla Sean Connery o Roger Moore). La sceneggiatura  ricalca il tema della partita a carte, aggiorna l’ambientazione e sopratutto aggiunge elementi action per dare spazio a una raffica di effetti speciali. Da notare che nel libro l’auto del primo Bond non è la mitica Aston Martin (una splendida DBS nel film) ma una Bentley vecchiotta, comprata usata. Il primo Bond letterario è molto meno action dei film Holliwoodiani ma questo non significa che manchino trovate di grande impatto, ad esempio la tortura cui viene sottoposto Bond è quanto di più terrificante un uomo possa immaginare, (si direbbe quasi una vendetta dell’autore contro il fascino impareggiabile del suo personaggio) e questo senza ricorrere a scene splatter o fiumi di sangue stile Tarantino, la medesima trovata è brillantemente trasposta anche nel film.
- Curiosità
Goldeneye - La dimora jamaicana di Fleming
Come noto Fleming era stato una spia e dopo la guerra nel 1946 si costruì una casa in Giamaica che chiamò Goldeneye dove si trasferì, fu in questo esotico rifugio che nel 1952 iniziò a scrivere il primo 007. 
Seguiranno altri 11 libri con James Bond protagonista, al ritmo di uno all’anno fino al 1964 anno della morte di Fleming.


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