13 feb 2012

Olga la rossa, l'amore come ossessione

Olga la rossa (titolo originale "Turks fruit") è la storia di un ossessione, quella del protagonista per la sua fidanzata; linguaggio esplicito e sessualità ostentata, il libro deflagrò come una bomba tra i borghesi benpensanti nell'Olanda del 1969. 

Jan Wolkers
Il racconto romantico e disperato (ma non sdolcinato) , si apre con una frenetica galleria di exploit sessuali occasionali con cui il protagonista cerca di anestetizzare il dolore (e vendicare l'affronto) per essere stato lasciato dalla sua fidanzata, la rossa Olga, cosa che lo aveva gettato nel più cieco abbrutimento. Il protagonista è uno squattrinato artista (uno scultore che vive ad Amsterdam) il quale narra in prima persona quasi, come uno sfogo personale, la sua vicenda di innamorato pazzo, di sesso forsennato e vera e propria adorazione della giovane rossa con cui convive fino alla rottura. Nel suo racconto tutto rimanda ad Olga: che sia un ricordo della vita insieme, romantico, dolce, carnale, oppure il livore del dopo rottura. Olga è il paradiso e l'inferno: luminosa e bellissima come solo l'amore può plasmare l'oggetto del desiderio, ma anche crudele e imperdonabile come l'orgoglio ferito di lui. A canalizzare la gelosia e l'ansia di possesso del protagonista si erge la figura della madre di lei, elevata a vera e propria personificazione della strega che cospira e corrompe, causando la rottura. Ritratta con perfidia, la suocera incarna letteralmente il male, sia quello morale (spinge la figlia a matrimoni di interesse con uomini più vecchi ma  facoltosi) sia quello fisico (il cancro che l'ha menomata al seno, ucciderà la figlia dopo averne cancellato la sfolgorante bellezza). 
Il vivace realismo tanto delle scene di sesso quanto dei presagi di morte e la malattia di lei,  bilanciano la sfrenata megalomania proiettiva di cui il protagonista investe tanto l'oggetto del proprio desiderio quanto sé stesso. Il risultato finale è un racconto vivido, a tinte forti e senza ombre, crudo fino a fare male ed esplosivamente romantico e sensuale. Il libro può considerarsi un espressione del clima culturale del tempo, la liberazione sessuale: comportamenti liberi e aperti e schiettezza di linguaggio che furono vera è propria rivoluzione e liberazione.
L'autore olandese Jan Wolkers (1925-2007) è stato uno scultore, pittore e scrittore; la storia d'amore di "Turks fruit" è in una certa misura autobiografica, Wolkers cadde in una brutta depressione quando nel 1960 Annemarie Nauta interruppe la relazione dopo due anni di matrimonio. Le scorribande sessuali, l'ossessione perdurante e persino i dolorosi colloqui con la ex sono un fatto biografico (Wolker arrivò addirittura a registrare questi colloqui, forse già meditando di scrivere il romanzo), ma per quanto Wolkers abbia affermato che "nessuno è rimasto più vicino alla verità di me" e "la mia vita e la mia opera sono una cosa sola", la sua riscrittura non è esente da elaborazioni, la più evidente è che la vera Olga non è morta. Forse nella finzione ha prevalso la pulsione di vendetta, l'accettazione non era un'opzione. Nella finzione tragica avviene l'uxoricidio, l'autore si accanisce crudelmente sul personaggio di "Olga" distruggendone ogni bellezza: prima attaccandone l'integrità morale (non nel senso conservatore, bensì cancellandone la spontaneità e la spensieratezza) e poi distruggendola sul piano fisico condannandola ad una morte crudele, abbruttente e solitaria. Una vendetta che ha più il sapore di un malinconico addio, come se solo con la morte fosse possibile lasciarla andare. Il sogno di un amore e il ricordo di un dolore, nella sua cruda nudità.
Consigliatissimo, ma solo se non siete bacchettoni e credete nell'amore totalizzante.

[ Olga la rossa / Jan Wolkers / Scritturapura ]

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