23 gen 2012

Kill Bill diary - di David Carradine



Bill (Carradine)
Leggere il diario che Carradine ha tenuto durante le riprese del film di Tarantino è come entrare al circo o a Disneyland e improvvisamente trovarsi a prendere un the con il Bianconiglio senza più ricordare come si è arrivati lì e avere qualche dubbio di troppo sul fatto che il cappellaio matto non sia un attore che interpreta un ruolo, bensì un pazzo vero. Un sudore freddo vi assale: e se ora vi presentassero il dottor Piuma e il professor Catrame?...
Scherzi a parte il diario di Carradine è uno spasso: la “Band a part” di Tarantino, la grandiosità Hollywood style, le geniali follie di un regista sui generis, e in mezzo a tutto questo, lui: un ultra sessantenne che vive l’occasione della vita, il grande rilancio. Questa volta più che interpretare un ruolo deve sopratutto essere sè stesso: è lui il personaggio che traspare sotto Bill, che rende Bill reale, credibile pur nelle esagerazioni, anzi proprio in virtù di esse.
David sarà Bill e Bill parlerà come David, infatti Tarantino rielaborerà conversazioni con Carradine attribuendole al personaggio. Intanto il circo milionario viaggia per il mondo tra location mozzafiato e set più veri del vero, sempre circondati da guru dei combattimenti simulati, maghi degli effetti speciali e del trucco. 
David Carradine
La realizzazione di Kill Bill è lucida follia e grande determinazione: mesi di allenamenti, copioni variati all’ultimo momento, piccole lotte per il budget e altri privilegi minori (il camerino, l’autista, etc.). I party scandiscono il tempo, tra sushi e popcorn, ospiti in maschera e proiezioni private (Quentin ha in casa una sala che riproduce fedelmente un cinema anni ’50).
Quello di Bill è un ruolo perfetto per Carradine, un degno coronamento per una carriera tenacemente non rassegnata, affacciata sugli abissi della disfatta e sempre alla rincorsa, ma con il dito medio alzato, come un colpo di kung fu, menato con un calcio volante come in uno qualsiasi dei film di serie B interpretati da Carradine. Lui il duro che resiste, più personaggio dei suoi personaggi, eccessivo come un film di esploitation (vale a dire sulla falsa riga di: stupro e sanguinaria vendetta) di cui il Kill Bill di Tarantino è un’autentica summa, a cui sono mescolati gli stilemi dei western all’italiana e  dei film di kung fu. 
Bill è Carradine: suoi i vestiti, sue le spade, suo il flauto e persino parte dell’arredamento; erano così in linea con il personaggio che li hanno usati sul set o fatto delle copie identiche.
Se Carradine non vi ha mai convinto davvero, leggendo questo diario scoprirete l’eroe da fumetto che è in lui: Bill, quello vero. Inoltre è decisamente affascinante vedere come un film così particolare e complesso (e lungo) viene realizzato, grazie a una visione dall’interno, con l’occhio navigato di chi il cinema lo vive come il suo ambiente da decine di anni.
Finito il libro ho rivisto il film: doppio dvd con filmati extra. Avrei voluto brindare a David, morto nel 2009 in una camera d’albergo a Bangkok in modo a dir poco scabroso e misterioso (ma in perfetto stile Bill). Una fine ingloriosa per chiunque, ma non per lui. 
Alla salute David, vecchia canaglia!
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