22 dic 2011

Eiger - La montagna maledetta

Eiger - parete nord
Per consolarmi di una vacanza saltata all'ultimo momento che avrebbe dovuto vedermi nel Tirolo austriaco ho acquistato alcuni libri sulle scalate dedicati alla storia dell'Eiger, la più ambita e pericolosa delle vette alpine (non ha caso alcuni dei suoi celebri passaggi si chiamano "traversata degli Dei" e "bivacco della morte").
La storia delle scalate in alta quota è davvero affascinante, i resoconti sono emozionanti: in montagna l'imprevisto è sempre in agguato, impreparazione e avventurismo non perdonano, l'audacia si accompagna sempre ad una quota di follia e la determinazione e la forza di volontà sono sempre determinanti.
La storia dell'Eiger con le sue innumerevoli disgrazie, forse più di ogni altra montagna è il simbolo di un ambizione che non lascia tregua, la sfida impossibile che ha piegato più di un valido scalatore.

I libri che ho letto e che vi consiglio sono "Eiger" di Rainer Rettner e "Morte sull'Eiger" di Anker, Capra e Rettner. Il primo è una storia dei tentativi di scalata della famigerata parete nord dell'Eiger dal 1932 al 1938 quando fu raggiunta per la prima volta la cima per quella via. Il secondo ricostruisce una particolare scalata, il tentativo di due italiani nel 1957 che finì in tragedia malgrado l'imponente mobilitazione dei soccorritori.

Le scalate dal '32 al '38 erano realizzata con mezzi e attrezzature ben poco tecnologiche, idem per le riserve di cibo (di solito un pezzo di speck), e sopratutto quasi sempre in coppia. La salita in coppia è la più veloce e ne faceva la modalità preferenziale sull'Eiger la cui ripidissima parete nord ha cambi climatici improvvisi e condizioni di friabilità di rocce e ghiaccio proibitive. Al giorno d'oggi anche il più quieto raccoglitore di funghi è meglio attrezzato di questi eroi d'altri tempi.
Una delle particolarità dell'Eiger è di affacciarsi su una valle da cui è possibile osservare con facilità la smisurata massa di roccia e ghiaccio che costituisce la sua parete nord.
La "traversata Hinterstoisser" 
Per questo i tentativi di scalata che si susseguirono negli anni poterono essere seguiti (nuvole permettendo) con una certa precisione da appassionati e giornalisti, e spesso purtroppo furono resoconti di disgrazie. Più di uno scalatore fu imprigionato nel ghiaccio in quota e rimase per anni visibile dai cannocchiali di valle senza che nessuno potesse raggiungerlo o recuperare la salma.

Fino agli anni '70 prima dell'impiego dell'elisoccorso, il recupero degli scalatori era stato spesso difficile e rischioso, sull'Eiger quasi impossibile. Il caso del 1957 è particolarmente eloquente: il tentativo di scalata di Stefano Longhi e Claudio Corti causò tre vittime di cui fu accusato ingiustamente lo stesso Corti (unico sopravvissuto) che dovette vivere con questa infamia per quattro lunghi anni fino alla riabilitazione quando finalmente nel 1961 il ritrovamento dei corpi dimostrò la veridicità delle sue dichiarazioni e la sua totale innocenza. Il resoconto del tentativo di scalata e sopratutto delle operazioni di soccorso evidenzia bene le fragilità tecniche che intralciarono le operazioni (sistemi radio inefficienti, argani che congelano, corde pesantissime, abiti che non proteggono a sufficienza dal freddo, niente cellulari o gps).

Ancora più impressionanti le condizioni di salita degli anni '30 che testimoniano dell'assoluta grandezza dei primi ardimentosi, tra tutti ricordo gli sfortunati Toni Kurz e Anderl Hinterstoisser che diede il nome alla celebre "traversata".

[ Eiger (Trionfi e tragedie 1932-1938) / Rainer Rettner / Corbaccio ]
[ Morte sull'Eiger (Il dramma di Claudio Cortie Stefano Longhi) / Anker, Capra, Rettner / Corbaccio ]





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