17 ago 2008

Hannah Arendt


Il primo libro che ho letto di Hannah Arendt (1906-1975) è stato "Le origini del totalitarismo (1951)". In questo libro, che ho trovato molto interessante e stimolante, il "meccanismo totalitario" viene analizzato a fondo. Impossibile sintetizzare senza banalizzare o distorcere un pensiero che si sviluppa in ben 656 pagine. Con l'approssimazione del caso direi che in questo saggio si illustra l'evoluzione delle ideologie in un paralogisma che fa indebitamente proprie le leve della razionalità avendo però il terrore come elemento fondante e fortificatore, condicio sine qua non di ogni ideologia totalitaria.
Un libro illuminante specie agli occhi di chi può guardare a nazismo e stalinismo con il "senno del poi" della storia recente.

La fama di questa interessantissima filosofa tedesca fu accompagnata da un insistente (quanto sterile) gossip su una sua relazione sentimentale, ovvero la storia d'amore tra la giovane studentessa ebrea Hannah e lo sciamanico professore Martin Heidegger (al centro di controversie tutt'ora aperte sulla sua compromissione con il nazismo). Allieva di Jaspers, legata da amicizia con Walter Benjamin, Hannah dovette fuggire a New York in seguito alle persecuzioni naziste in Europa,

Le sue opere si concentrano in particolare su aspetti di tipo etico e di prassi politica intesa come dimensione sociale non oppressiva.

Tra le opere della Arendt che ho avuto il piacere di leggere segnalo:
"La banalità del male" il processo ad Eichman che la Arendt seguì a Gerusalemme come inviata del New Yorker disvela il carattere di "non eccezionalità" della malvagità nazista riportando un ombra ancora più sinistra sulle radici "banali" del male in quanto tale. Imperdibile...
"Responsabilità e Giudizio" una interessantissima raccolta di discorsi pubblici, brevi saggi e riflessioni sulla contemporaneità. una riflessione sull'inadeguatezza degli antichi principi e il conseguente collasso morale dell'umanità.
"Il futuro alle spalle" meravigliosi saggi brevi dedicati ad alcune personalità del secolo scorso: Heine, Kafka, Benjamin, Brecht.
"Sulla violenza" Saggio sul tema cardine della passione politica della Arendt.
"Quaderni e diari (1950-1973)" interessantissimi e molto bella l'edizione, peccato per le molte citazioni in greco non tradotte che possono rendere laboriosa la lettura.

Tra gli acquisti più recenti segnalo:
"La menzogna in politica. Riflessioni sui "Pentagon Papers"." interessantissima e purtroppo attualissima riflessione sulla relazione tra menzogna e politica, quando la falsificazione diventa strumento del potere. La riflessione della Arendt scaturì da uno scoop del New York Times che nel 1971 pubblicò stralci dei Pentagon Papers, documenti segreti in cui gli esperti del Pentagono ammettevano l'assoluta inutilità strategica dell'impegno americano in Vietnam. lo scandalo avviò la crisi di credibilità della presidenza Nixon travolta poco dopo dallo scandalo Watergate.

PS
Hannah Arendt è tra i filosofi che amo di più, si era capito?


[ Le origini del totalitarismo / Hannah Arendt / Edizioni Comunità ]
[ La banalità del male / Hannah Arendt / Feltrinelli ]
[ Responsabilità e giudizio / Hannah Arendt / Einaudi ]
[ Il futuro alle spalle / Hannah Arendt / Il Mulino ]
[ Sulla violenza / Hannah Arendt / Le fenici ]
[ Quaderni e diari / Hannah Arendt / Neri Pozza ]
[ La menzogna in politica / Hannah Arendt / Marietti 1820 ]

Nessun commento:

Posta un commento