21 ago 2008

Neuromante e il cyberpunk di William Gibson


Ho letto “Neuromante (tit. originale Neuromancer)” alcuni anni fa durante il volo che mi portava a San Francisco, avevo accostato il libro con qualche pregiudizio negativo di cui mi sono in massima parte ricreduto: la lettura delle oltre 250 pagine è stata rapida, coinvolgente e sorprendente.
Se si considera che la prima pubblicazione risale al 1984 si comprende meglio quanto fossero visionarie e anticipatrici molte delle idee fantascientifiche di allora, e che oggi invece, procurano un senso di deja vu, in parte per il contesto reale contemporaneo (Internet, protesi bioniche, fusione di multinazionali, etc.) in parte per il mercato entertainment che ha sfruttato ripetutamente alcuni spunti narrativi (limitandosi al cinema si pensi a “Matrix” e “Strange Days”).

La storia narra di un hacker che ingaggia una lotta senza esclusione di colpi nel cyberspazio. Sullo sfondo i traffici loschi di mafie multinazionali, la presenza di entità virtuali senzienti, di esseri umani provvisti di protesi che ne amplificano e modificano le capacità, droghe sconosciute, etc. Tema portante l’esistenza della matrice, la rete per eccellenza dove reale e virtuale possono confondersi.
Una lettura sapida, tanto più gustosa se si mastica un po’ d’informatica (i riferimenti ai firewall, a Turing, etc.)

Consiglio vivamente la raccolta intitolata “La notte che bruciammo Chrome" che contiene il bel racconto omonimo (tit. originale Burning Chrome) insieme ad altri in cui si anticipano tutti i principali temi sviluppati in Neuromante, da segnalare tra questi “Frammenti di una rosa olografica" risalente addirittura al 1977 e “Johnny Mnemonico (1981)”.

Più recentemente ho letto "L'accademia dei Sogni (2003 - tit. originale Pattern recongnition), a parte l'idea di una Trend setter logofobica, ho trovato il libro deludente e noioso.

Curiosità
William Gibson nato 1948 a Conway negli Usa, è naturalizzato Canadese, essendosi trasferito nel 1957 per sfuggire al servizio militare in Vietnam. Attualmente vive e lavora a Vancouver.

[ La notte che bruciammo Chrome / William Gibson / Mondadori ]
[ Neuromante / William Gibson / Mondadori ]
[ L'accademia dei sogni / William Gibson / Mondadori ]

Immanuel Kant novello Mr Hyde? Delirio e razionalismo in un romanzo

Michael Gregorio
Affacciata sul Baltico, stretta in una morsa di gelo, la quieta regolarità della città di Konigsberg è violata da un susseguirsi di delitti tanto efferati quanto inspiegabili, c’è già chi pensa all’intervento del diavolo in persona. Il procuratore Stiffeniis indaga e le ombre sembrano addensarsi intorno al cittadino più illustre della città, il sommo filosofo Immanuel Kant, impegnato nella stesura di una nuova e misteriosa opera: “Critica della ragion criminale”. Delirio, lucida follia? La razionalità gioverà alla soluzione del mistero?

Godibilissimo mistery che spicca per l'ambientazione storica e i riferimenti (per lo più autentici) al declino psicofisico di Kant nei suoi ultimi giorni prima della morte nel 1804.

Un libro che mi sento di consigliare anche a chi di Kant non sa nullla (ma è possibile?); per quanti invece conoscono almeno un po’ il suo pensiero e lo apprezzano, sarà un godibile divertissement seguire il gioco di mescolamento tra realtà e finzione.

L’autore Michael Gregorio è in realtà un nom de plume della coppia Daniela De Gregorio e Michael G. Jacob sposati dal 1980 e residenti in Italia. Dopo “Critica della ragion criminale” pubblicato in 21 nazioni, gli autori hanno regalato ai propri lettori una nuova indagine del procuratore Stiffeniis: “I giorni dell'espiazione” ambientato tre anni dopo la fine del primo romanzo.



Il Kant infermo non è un'invenzione letteraria, a tale proposito suggerisco di leggere prima del romanzo un breve libretto di De Quincey (leggi il post) che racconta i veri ultimi giorni di Kant. Come vedrete il romanzo ricalca i fatti e i personaggi reali seppur inquadrandoli in una cornice di fantasia.


[ Critica della ragion criminale / Michael Gregorio / Einaudi ]


20 ago 2008

Gli ultimi giorni di Immanuel Kant

Kant
Come è noto Kant, alfiere del razionalismo, si spense dopo un periodo in cui le sue facoltà gli fecero difetto, consapevole del disfacimento fisico e intellettuale che lo stava affliggendo. Thomas de Quincey aveva raccolto testimonianze di amici e conoscenti di Kant documentadole in un bell'articolo pubblicato da "Blackwood's Magazine" nel 1827. Il testo, commovente, è reperibile in italiano con il titolo "Gli ultimi giorni di Immanuel Kant", edito da Adelphi.

[ Gli ultimi giorni di Immanuel Kant / Thomas de Quincey / Adelphi ]

19 ago 2008

Quello che rimane – Paula Fox


Anche la sofferenza può avere un fascino e questo libro è in grado di evocare la sinistra bellezza che anche il dolore può offire.
La prima volta che ho letto questo libro fu quasi come indugiare in una sofferenza che fortifica, come immunizzarsi da un veleno prendendolo a piccolo dosi.
Il romanzo narra di una donna (Sophie) che viene ferita da un gatto randagio mentre gli offre del latte, da questo episodio si irradia un climax di suspence apparentemente legato all’esito della domanda “avrò la rabbia?” che la protagonista pone a sè stessa a più riprese, quasi a scacciare la consapevolezza dell’emergere di un malessere più profondo. Come se guardasse con occhi nuovi e tristi a se stessa, il matrimonio, il proprio stile di vita. Intanto il fine settimana scorre e così pure le immagini di fondo: il marito che viene tradito dal socio in affari, la brutta discussione con dei vecchi amici; schemi consolidati che cadono uno dopo l'altro, come foglie in autunno.
In fondo si direbbe che Sophie quasi si auguri un verdetto di morte (la rabbia), in questo modo diventerebbe finalmente sostenibile la disperazione della propria coscienza, sapere la libererebbe dal bisogno di fingere e reprimere la propria consapevolezza.

Azzardo un’interpretazione: Sophie=sophia=conoscenza che rimuove le finzioni e ci lascia esposti alla verità, non più indifesi, liberati dai lacci delle nostre stesse menzogne difensive. Il riscatto nell’amor fati.

Il libro mi è piaciuto molto e lo consiglio vivamente.

Curiosità
L’autrice Paula Fox, nata nel 1923 a New York, ha avuto una vita travagliata e turbolenta, abbandonata, adottata e poi riaffidata al padre ex alcolizzato, ha vissuto a lungo a Cuba con la nonna. Negli anni settanta ha pubblicato diversi libri, alcuni per ragazzi che ottengono anche premi e riconoscimenti. Il vero successo però arriva dopo decenni di oblio con la sua riscoperta nel 1999 in seguito alla grande ammirazione tributatagli da Jonathan Franzen.
Paula Fox è la nonna della cantante e attrice Courtney Love, ex moglie del leader dei Nirvana, Kurt Cobain.

PS
Il titolo originale pubblicato la prima volta nel 1970 è “Desperate Characters” (Personaggi disperati).
Non sarebbe stato sufficiente tradurlo? O almeno lasciarlo come sottotitolo o tra parentesi. Purtroppo le cattive abitudini non muoiono mai (vedi post su Ritchie)

[ Quel che rimane / Paula Fox / Fazi ]

Cioccolata a colazione – di Pamela Moore


La gioventù bruciata degli anni cinquanta nelle vite perdute degli adolescenti dei quartieri alti di Hollywood. La ribellione come ricerca di attenzione e che sconfitta dall'indifferenza di rapporti umani inesistenti si trasforma in autodistruzione. Un libro bellissimo che all’epoca, nel 1956, destò scalpore per la sregolatezza di costumi che svelava dietro la patinata finzione del modello della famiglia perfetta americana.

Leggendo il libro è impossibile non pensare all’autrice, nata a New York nel 1937 e vissuta a Hollywood, che questo ambiente doveva conoscerlo da vicino. Pamela morì suicida nel 1964 .

[ Cioccolata a colazione / Pamela Moore / Mondadori ]

Il bazar atomico - di William Langewiesche


"Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba..."

Dopo la dissoluzione dell’Urss il mondo si è domandato con qualche apprensione che fine avrebbe fatto l’arsenale nucleare sovietico, poi dopo l’11 settembre la preoccupazione è diventata vero e proprio affanno, fornendo persino uno degli alibi per la “guerra preventiva”.
Ma il pericolo è reale?
Chi traffica il nucleare?
In questo bel reportage, ben documentato, scritto come un romanzo, William Langewwiesche documenta una storia offrendo qualche risposta.
Un ottimo esempio di giornalismo d'inchiesta.

Dello stesso autore Adelphi ha pubblicato numerosi altri reportage, considerato quanto ho apprezzato questo sulla proliferazione atomica, credo proprio che presto ne leggerò qualcun altro.

[ Il bazar atomico / William Langewiesche / Adelphi ]

18 ago 2008

Ellery Queen


Per molti anni ho snobbato i romanzi gialli pur essendo spettatore di polizieschi cinematografici e televisivi, poi un giorno ho vinto il pregiudizio è ho voluto provare un giallo classico: Ellery Queen. Da allora ho spaziato volentieri nel genere mistery tra vari autori sia classici che contemporanei traendone divertimento e qualche piccola sfida intellettuale sul disvelamento dell'intreccio.
Si tratta certo di letture più leggere ma di pari passo all'imbiancare della chioma ho cominciato ad apprezzare il lusso del concedersi del tempo di quando in quando; vero lusso se speso in frivolezze.

Tornando a Ellery Queen alla fine mi sono ritrovato ad avere letto parecchio (certo si leggono più velocemente di Hegel). Come dicevo, nel frattempo ho letto numerosi polizieschi e affini anche di altri sottogeneri ed epoche (che troveranno spazio in altri post) ma Ellery Queen resta alto nella mia classifica di gradimento. Per cominciare mi piace l'ambientazione retrò (o meglio questo è l'effetto che fa a un lettore del XXI° secolo), poi trovo intrigante la sfida al lettore (il romanzo si interrompe e si sfida il lettore a svelare il mistero essendogli già stati forniti tutti i medesimi elementi in mano al protagonista). A tal proposito apprezzo la generale correttezza degli autori nel mettere effettivamente a disposizione del lettore gli elementi necessari alla soluzione del mistero (a differenza di altri polizieschi in cui alcuni indizi chiave non vengono svelati). Ovviamente il gioco è misurarsi con la sfida.

I personaggi del giovane giallista (Ellery Queen), del padre ispettore (Richard), del burbero poliziotto (Velie) che ritornano come una costante nei vari romanzi e racconti creano una sensazione di deja vu, quasi da focolare domestico. Perfetto per le piovose fredde notti in montagna (a me la pioggia piace).
Tre gli elementi che prevalgono nelle avventure dei Queen, la natura insolita del delitto, gli indizi apparentemente contrastanti, la soluzione basata sulla logica che sembra quasi ovvia una volta spiegata.
Letto con l'occhio del contemporaneo suonano buffi per non dire insultanti i clichè sulle donnette fragili e nevrasteniche, i neri ignoranti, etc. ma per altri versi suonano incredibilmente moderni gli scenari affaristici della grande New York.
Ellery Queen si cimenta spesso sul tema del delitto della camera chiusa, un vero è proprio genere che ha nel giovane giallista uno dei massimi e più originali solutori.

Curiosità
Ellery Queen è contemporaneamente la firma dei romanzi e il protagonista degli stessi, inoltre il personaggio è a sua volta uno scrittore di polizieschi. E' evidente il circolo ermeneutico che si viene a creare, un gioco di specchi abilmente orchestrato dagli autori a quattro mani che si celano dietro lo pseudonimo (e il personaggio) di Ellery Queen: i due cugini Frederick Dannay (1905-1982) e Manfred Bennington Lee (1905-1971).


Tra i tanti titoli segnalo in particolare "La poltrona numero 30 (1929)" in cui per la prima volta compare Ellery Queen, "Il paese del maleficio (1942)" l'unico di cui per ora oltre ad intuire la soluzione sia riuscito a decodificare correttamente gli indizi (gongolo ancora adesso, lo so), "Dieci incredibili giorni (1948)" quello che ho apprezzato di più.

[ molti titoli sono pubblicati singolarmente nella collana gialli da Mondadori, consiglio vivamente la raccolta "Scacco al delitto" edita sempre da Mondadori che contiene quattro romanzi tra i più belli "Il mistero di Capo Spagna; Dieci incredibili giorni; Colpo di grazia; Bentornato, Ellery!" ]


PS
In generale il macro genere poliziesco si chiama Mistery in America e Noir in Francia, in Italia si chiamano Gialli per via della collana con le copertine gialle delle prime pubblicazioni a cura di Mondadori.
Naturalmente a voler sottilizzare esistono differenze di genere e innumerevoli sottogeneri ma sopratutto differenze di mood (giallo inglese, pscicologico, deduttivo, hard boiled, pulp, thriller, etc.), differenze di sfumatore o sostanziali di metodo e di ambientazione che spesso hanno celebri porta bandiera (Conan Doyle, Agatha Christie, Raymond Chandler, Mickey Spillane, Jack Ritchie)


Post correlati Ellery Queen "Uno studio in nero""

17 ago 2008

Casa di Foglie - di Mark Z. Danielewski


Dieci anni di gestazione per questo originalissimo romanzo di Mark Z. Danielewski "Casa di foglie".
L'opera spicca per originalità sotto molti punti di vista compreso il modo in cui è impaginato (talvolta occorre ruotare il volume per leggere il testo) e  il frequente ricorso a rimandi in nota dove vengono sviluppati lunghi periodi o interi capitoli corredati anch'essi di altrettante note rimandanti a opere e autori totalmente inventati. Non mancano invenzioni tipografiche quali cambiamento di caratteri, dimensioni, posizione, inserimento di grafiche e immagini.

Per orientarsi tra le oltre 800 pagine che compongono il romanzo si possono seguire strade diverse, a seconda che ci si soffermi sulle note o sulle appendici, che si segua una lettura tradizionale sequenziale o ipertestuale saltando qua e là inseguendo le innumerevoli note e rimandi.

Il tema principale della storia gravita intorno ad una casa misteriosa, il tutto prende l'avvio dal ritrovamento da parte della voce narrante Johnny Truant degli appunti del vecchio cieco Zampanò (il lettore legge infatti il manoscritto di Truant) a proposito di un film di culto “The Navidson record” girato con videocamere HI8 (e a proposito del quale, numerose note riportano stralci di vasta saggistica in merito).

Le riprese amatoriali documenterebbero la straordinaria esperienza di un certo Will Nadvison che esplora nella propria abitazione i recessi insondabili che si aprono oltre una porta interna della propria abitazione.
Ma l'interno di questa casa nella casa si sottrae all'esplorazione dilatando gli spazi (la Casa è più grande al suo interno che all'esterno) e opponendo un buio impenetrabile agli esploratori alcuni dei quali, sebbene attrezzati come per una spedizione al Polo, si smarriscono senza tornare. Realtà o geniale finzione dell'astuto realizzatore del video Hi8, il sedicente sig. Will Navidson?
Il narratore Truant condividerà con il lettore i suoi dubbi e via via anche il senso di panico che ne ricava.

Una chicca: molte note al testo sono di Truant, altre parrebbero del curatore, il tutto alimentando nel lettore la confusione nel fissare il discrimine tra realtà e finzione, proprio come accade a Truant.


Il libro risulta incredibilmente coinvolgente e disorientante a un tempo, in una parola: geniale.

Quanto alle bizzarie di impaginazione (cambio di orientamento, pagine quasi vuote, altre fittissime in caratteri piccolissimi, etc.) Danielewski ha parlato di un approccio cinematografico alla scrittura, in cui il testo asseconda i movimenti di una ideale telecamera: dissolvenze, cambi di inquadrature, stacchi, fermo immagine, panoramiche, etc.

A quanto ho potuto informarmi Danielewski (nato a New York nel 1966) ha nel frattempo pubblicato altri libri, spero che escano presto in traduzione italiana altrimenti mi toccherà la fatica (e nel suo caso lo è davvero) di una lettura in inglese.

Personalmente mi fa pensare ad un complesso "esercizio di stile" sul metalinguaggio
Dimenticavo: consigliatissimo.


[ La casa di foglie / Mark Z. Danielewski / Mondadori ]

Philip K. Dick


In generale non sono un amante delle storie di astronavi e meno che mai della banda delle tutine dei vari serial televisivi, ma quanto a Philip Dick (1928-1982) è tutto un altro discorso: "un visionario tra i ciarlatani" come fu definito in un celebre saggio dedicato alla science fiction.
Californiano, talentuoso, prigioniero di un genere minore, Dick immette nelle sue opere tematiche alte quasi a volersi emancipare superando i limiti imposti dal genere.

Se tutti o quasi sanno che il capolavoro di Ridley Scott "Blade Runner" è liberamente ispirato a un romanzo di Dick, probabilmente è meno noto che quasi tutti i migliori film di fantascienza degli ultimi anni sono derivati da suoi racconti. Naturalmente il confronto con i libri è sempre impari e largamente a favore della pagina scritta. In generale nelle trasposizioni cinematografiche si perde la riflessione esistenziale a favore dell'action e degli effetti speciali.
Ma è proprio questa la forza, la credibilità di Dick: la sua profondità, il tema esistenziale, la riflessione sul ruolo dei media, sulla società, sulla politica.
Si tratta pur sempre di una letteratura più "leggera" ma in questo autore certamente più "carica" di pensiero rispetto alla media del genere.

Tra quello che ho letto consiglio:
"Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968)" un capolavoro in tutti i sensi, dimenticate il film (peraltro bello a suo modo) e divoratelo. Dimenticavo, il romanzo è ambientato in una San Francisco del futuro, nel 1992....

"Rapporto di minoranza e altri racconti" una godibilissima raccolta di racconti da cui sono stati tratti celebri anche se non sempre memorabili trasposizioni cinematografiche: "Rapporto di minoranza (1954)", "Modello due (1952),il racconto che preferisco", "Impostore (1953)", "Ricordiamo per voi (1965)", "La formica elettrica (1968)"

"Tutti i racconti 1954" una raccolta che attesta le sperimentazioni di Dick prima di misurarsi sui romanzi, deludente a meno di non essere dei fan assoluti del genere.


[ Ma gli androidi sognano pecore elettriche? / Philip K. Dick / Fanucci ]
[ Rapporto di minoranza e altri racconti / Philip K. Dick / Fanucci ]
[ Tutti i racconti 1954 / Philip K. Dick / Fanucci]

Hunter Thompson


"Eravamo dalle parti di Barstow al limite del deserto quando le droghe cominciarono a fare effetto."
Questo l'indimenticabile incipit di "Paura e disgusto a Las Vegas (1971)", selvaggia scorribanda nel sogno (infranto) americano.
Psichedelico viaggio on the road di un giornalista e del suo avvocato che a bordo dello squalo rosso (una chevrolet) con il baule ricolmo di tali e tante sostanze da sembrare " un laboratorio mobile della narcotici"deve documentare "il sogno americano". Vorticando tra allucinazione e percezioni deformate, la narrazione lucida, grottesca, gustosamente irriverente, mette a nudo l'illusorietà del sogno americano aprendo squarci sull'abisso di disperazione dei vinti d'America le cui illusioni si infrangono come onde sui freddi neon di Las Vegas.
Beninteso non sono un apologeta delle droghe, il libro è semplicemente fantastico per lo stile e il mood irriverente contro il conformismo oppressivo dell'America ben pensante.

Di questo imperdibile libro è stato tratto un gustoso adattamento cinematografico, a mio avviso molto riuscito, anche se il libro resta insuperabile. Il film si intitola "Paura e delirio a Las Vegas" per la regia di Terry Gilliam e protagonista Johnny Depp.

Dello stesso autore consiglio:
"Cronache del Rum (1959)" romanzo in cui il 22enne Tomphson che sentiva evaporare il proprio talento incastrato in una redazione sportiva rovescia i propri incubi in una rielaborazione di elementi autobiografici e non.

"Screwjack (1991)" ovvero tre racconti esemplari del mitico Raul Duke.

"Hells Angels (1966)" mitico reportage dall'interno (si era infiltrato) sulla gang di motociclisti più temuta e pericolosa d'America. Racconto al di là del mito tra i nerboruti motociclisti, storie di emarginazione e vite contro, il mondo visto dalla parte dell'outsider. Thompson si trasformò in una sorta di avvocato di ufficio della gang demistificando l'eccessiva attenzione a loro riservata come funzionale al mantenimento della morale borghese che non vuole vedere il marcio nelle vicinanze (i reati erano ben peggiori e più diffusi altrove) e ha costantemente bisogno di individuare una minaccia circoscritta, un nemico ben identificabile contro il quale sfogare il proprio orgoglio di pretesa normalità e a cui attribuire ogni sorta di pericolo per l'ordine costituito. Attenzione però, Thompson è tutt'altro che un apologeta di questi biker delinquenti che infatti misero fine al suo periodo "embedded" picchiandolo a sangue.


Una nota sullo scrittore, Thompson (1937-2005) fu una vera e propria icona vivente, scrittore Cult, seppe raccontare il lato oscuro dell'America oltre la corte di ipocrisia e buon gusto borghese. Geniale l'invenzione del Gonzo Journalism ovvero una forma di scrittura che mescola giornalismo tradizionale, artifici letterari e impressioni personali il tutto a rendere un esperienza in presa diretta.
Sempre irriverente, allergico allo status quo, Thompson amava farsi chiamare Raoul Duke (il nome del giornalista protagonista di "Paura e disgusto a Las Vegas" con cui l'autore firmò la prima pubblicazione dell'opera su Rolling Stones), con questo nome gli è stato reso omaggio con il personaggio di Zio Duke nella mitica strisca di Doonsbury di Gary Trudeau.

Un piccolo presunto giallo avvolge le circostanze della morte dello scrittore, ufficialmente un suicidio con arma da fuoco mentre conversava amabilmente al telefono con la moglie e il figlio di sei anni si trovava al piano di sopra.
Hunter stava lavorando a un libro cospirazionista sull'11 settembre e aveva manifestato il timore di venire "suicidato".
Tragico incidente, delirio, coup de theatre? In ogni caso una fine in stile Duke.
Una comparsa tristemente prematura, sarebbe stato bello scoprire i suoi nuovi capolavori.

[ Cronache del Rum / Hunter S. Thompson / Baldini Castoldi Dalai ]
[ Hell's angels / Hunter S. Thompson / Baldini Castoldi Dalai ]
[ Paura e disgusto a Las Vegas / Hunter S. Thompson / Bompiani ] (questa edizione è corredata dalle gustosissime tavole bianco e nero di Ralph Steadman)
[ Screwjack / Hunter S. Thompson / Baldini Castoldi Dalai ]

Hannah Arendt


Il primo libro che ho letto di Hannah Arendt (1906-1975) è stato "Le origini del totalitarismo (1951)". In questo libro, che ho trovato molto interessante e stimolante, il "meccanismo totalitario" viene analizzato a fondo. Impossibile sintetizzare senza banalizzare o distorcere un pensiero che si sviluppa in ben 656 pagine. Con l'approssimazione del caso direi che in questo saggio si illustra l'evoluzione delle ideologie in un paralogisma che fa indebitamente proprie le leve della razionalità avendo però il terrore come elemento fondante e fortificatore, condicio sine qua non di ogni ideologia totalitaria.
Un libro illuminante specie agli occhi di chi può guardare a nazismo e stalinismo con il "senno del poi" della storia recente.

La fama di questa interessantissima filosofa tedesca fu accompagnata da un insistente (quanto sterile) gossip su una sua relazione sentimentale, ovvero la storia d'amore tra la giovane studentessa ebrea Hannah e lo sciamanico professore Martin Heidegger (al centro di controversie tutt'ora aperte sulla sua compromissione con il nazismo). Allieva di Jaspers, legata da amicizia con Walter Benjamin, Hannah dovette fuggire a New York in seguito alle persecuzioni naziste in Europa,

Le sue opere si concentrano in particolare su aspetti di tipo etico e di prassi politica intesa come dimensione sociale non oppressiva.

Tra le opere della Arendt che ho avuto il piacere di leggere segnalo:
"La banalità del male" il processo ad Eichman che la Arendt seguì a Gerusalemme come inviata del New Yorker disvela il carattere di "non eccezionalità" della malvagità nazista riportando un ombra ancora più sinistra sulle radici "banali" del male in quanto tale. Imperdibile...
"Responsabilità e Giudizio" una interessantissima raccolta di discorsi pubblici, brevi saggi e riflessioni sulla contemporaneità. una riflessione sull'inadeguatezza degli antichi principi e il conseguente collasso morale dell'umanità.
"Il futuro alle spalle" meravigliosi saggi brevi dedicati ad alcune personalità del secolo scorso: Heine, Kafka, Benjamin, Brecht.
"Sulla violenza" Saggio sul tema cardine della passione politica della Arendt.
"Quaderni e diari (1950-1973)" interessantissimi e molto bella l'edizione, peccato per le molte citazioni in greco non tradotte che possono rendere laboriosa la lettura.

Tra gli acquisti più recenti segnalo:
"La menzogna in politica. Riflessioni sui "Pentagon Papers"." interessantissima e purtroppo attualissima riflessione sulla relazione tra menzogna e politica, quando la falsificazione diventa strumento del potere. La riflessione della Arendt scaturì da uno scoop del New York Times che nel 1971 pubblicò stralci dei Pentagon Papers, documenti segreti in cui gli esperti del Pentagono ammettevano l'assoluta inutilità strategica dell'impegno americano in Vietnam. lo scandalo avviò la crisi di credibilità della presidenza Nixon travolta poco dopo dallo scandalo Watergate.

PS
Hannah Arendt è tra i filosofi che amo di più, si era capito?


[ Le origini del totalitarismo / Hannah Arendt / Edizioni Comunità ]
[ La banalità del male / Hannah Arendt / Feltrinelli ]
[ Responsabilità e giudizio / Hannah Arendt / Einaudi ]
[ Il futuro alle spalle / Hannah Arendt / Il Mulino ]
[ Sulla violenza / Hannah Arendt / Le fenici ]
[ Quaderni e diari / Hannah Arendt / Neri Pozza ]
[ La menzogna in politica / Hannah Arendt / Marietti 1820 ]

16 ago 2008

On se rencontre nouvellement


Ritorno al Blog dopo una pausa.
L'arrivo di un meraviglioso cucciolo di barboncino e qualche imprevisto per un po' hanno preso tutto il tempo a mia disposizione.
Nel frattempo si sono accumulati molti nuovi titoli e qualche rilettura che scalpitano di diventare altrettanti post, prima che il cane li rosicchi (sta cambiando i denti...)